24 ottobre 2009

Al di qua o al di là dello specchio?

Uno specchio da profondità ad una stanza vuota.
Ricopre interamente una parete della camera, raddoppiandone, di fatto, le dimensioni; io mi sento piccolo al suo interno, piccolo ed impotente, che ci faccio, da solo, in questa stanza vuota, fredda e così grande da non lasciarmi intravedere i suoi confini, e dove mi trovo, dove si trova questa stanza, forse nella mia mente? Soluzione banale, affrettata, poco praticabile; la sensazione che provo, al contrario, è fisica, decisamente realistica, anche se un cortocircuito della percezione sensoriale mi disconnette frequentemente dal contatto con la realtà. 

Al di qua o al di là dello specchio?

Qual è la dimensione giusta, qual è l'universo originario?
Inconsuete domande riempiono la mia mente, le pongo all'immagine riflessa nello specchio, le pongo all'altro me, che, perplesso, mi guarda muto e poi sorride; sornione mi guarda e sorride fino a ridere apertamente, l'immagine di me allo specchio mi fissa negli occhi e ride sguaiata...
Distolgo lo sguardo, gli volto le spalle, gli occhi chiusi, serrati, per mandare via quell'orrenda visione, le mani alle orecchie, pressanti, per scacciare quel suono perverso...ora va meglio: tutto è buio e silenzio, ed io respiro, finalmente riprendo a respirare in maniera regolare, la calma torna progressivamente padrona, mi rilasso, ma non mi fido, tolgo le mani dalle orecchie, odo solo i rumori strutturali del vecchio edificio: gli scricchiolii delle assi in legno del vecchio tetto li conosco benissimo, mi riportano a casa, ma non mi fido, gli occhi rimangono ancora chiusi, diffidenti, spaventati; mi sposto alla cieca, mi muovo goffo ed indeciso in un ambiente che, però, sento sempre più famigliare, urto inavvertitamente ostacoli, che poi sono i mobili della stanza, e ad ogni botta il senso di famigliarità aumenta: riconosco la forma del comodino vicino al letto, la lampada che vi è appoggiata, riconosco l'armadio, lo scrittoio con il pc e la comoda poltrona girevole, manca ancora un elemento importante per completare il cerchio, la piccola e stracolma libreria: sicuro delle coordinate riconquistate, mi muovo alla mia sinistra e, senza urtarlo, mi fermo a pochi centimetri dal mobile, l'odore, caratteristico ed inconfondibile, dei libri, mi da la conferma che cercavo, sono nella mia stanza; sono nella mia stupida stanza, credevo di trovarmi in universi sconosciuti ed invece mi trovo nella mia piccola ed insignificante stanza...apro gli occhi: per un attimo un ondata di luce mi offusca la vista, una miriade di puntini neri segmentano astratte figure in un mare luminoso di colori cangianti; ancora una volta il dubbio s'insinua, uno strano, stimolante spaesamento s'impossessa delle mie certezze, non avverto nostalgia dei miei luoghi stanziali, anzi, un'inusitata frenesia mi proietta lontano da essi...
...pochi secondi dopo i miei occhi sono di nuovo abituati alla luce.

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