Combattere contro antiche paranoie è il mio obbiettivo quotidiano e la mia quotidiana sconfitta: ripetutamente piazzo gran testate contro un muro invisibile che non riesco nemmeno a scalfire, rimbalzo e torno indietro, a prima, a ieri, non mi arrendo, no, ma è frustrante la continua ripetizione di un clichè passato eternamente presente nell'immobilismo vile e pavido che ben mi rappresenta...le buone intenzioni espresse quotidianamente come alibi comportamentali, rifugi dove chiudersi nell'illusione che tutto sia sottocontrollo, almeno fino al prossimo fallimento, almeno fino alla prossima crisi.
Non devo più farmi paranoie-non devo più farmi paranoie-non devo più farmi paranoie è la nuova paranoia; l'ossessione di liberarmi dalle ossessioni è la peggiore ossessione possibile se si esclude l'ossessione che deriva dalla consapevolezza di essa...le ore notturne poi possono essere devastanti: lunghe veglie fatte di pensieri sconnessi e irrefrenabili misti a sogni indecifrabili che continuano anche negli stati di dormiveglia arrivando a confondersi del tutto con la realtà della veglia, se non a sostituirla (in questo caso significherebbe che sto dormendo, ma la differenza, credetemi, non sarebbe comunque rilevante...) condizione che nei peggiori dei casi può durare tutta la notte fino alle prime luci del mattino, quando un sonno finalmente libero da suggestioni mi avvolge in un alone di ristorante tepore...giusto per un paio d'ore, quando va bene, prima che il trillo della sveglia faccia il suo dovere: le sette, al lavoro!...in questi casi la mancanza di sonno non incide quasi minimamente sulla condizione successiva che, invece, trae la sua forza propio dalla nuova giornata, nella concreta speranza che la crisi rimanga al giorno prima e che ancora una volta sia superata; questo accade quasi sempre, ed è una consolazione tanto forte nella liberazione da sentimenti soffocanti, quanto debole nella consapevolezza di una situazione che già sappiamo solo momentanea...
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