21 marzo 2010

Il tempo che passa acutizza la mia latente misantropia
Provo un piacere speciale nel rifuggire la compagnia di altri esseri umani;
non del mio cane, lui gode di un numero di ore in mia compagnia inversamente proporzionale all'acutezza degli attacchi di misantropia.
La consapevolezza del mio stato non è condizione sufficiente ad evitarmi giganteschi sensi di colpa, la sensazione precisa di andare contro la volontà della natura mi spinge, spesso, a violentare la mia natura,  cercando incessantemente la compagnia di qualcuno, solo per dimostrare a me stesso di non essere una specie di lupo solitario, finendo, così, per passare serate mortalmente noiose con persone con cui non ho niente da spartire e condividere, per poi svegliarmi la mattina seguente con in bocca il gusto amaro della delusione e dell'alcool bevuto solo per anestetizzare i sensi insoddisfatti, e la netta sensazione di aver doppiamente violentato la mia natura: evitando di assecondare la mia voglia di solitudine e avendolo fatto senza tener conto delle mie stesse necessità.

     

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