I miei pensieri sono soliti fuggire.
Tendono a divagare in territori astratti, o perfettamente reali, ma fuori contesto.
Come quando a scuola, dopo ore di lezioni utili ma noiose, dirigevano il mio sguardo verso il finestrone centrale della grande aula, e da li, sistematicamente, fuori: verso i palazzi che sorgono nei pressi dell'edificio scolastico, attraverso gli alberi del piccolo parco pubblico, sulle strade trafficate, ed oltre, verso le colline, con i paesi che vi sorgono, spesso contrapposti l'uno all'altro come in gesto di perenne sfida, ed ancora oltre, fino alle alte montagne, che con la loro imponenza chiudono la linea dell'orizzonte, sfumando il verde dei boschi, il grigio della roccia ed il bianco della neve in un azzurro indeciso, indistinto.
Appagati da tanto vagare lo sguardo, e il pensiero, se ne tornavano velocemente indietro, sorvolando in un istante chilometri di spazio, e rientravano da quello stesso finestrone da cui erano usciti;
A quel punto il brusio di fondo della classe mi riportava alla realtà, e la voce imponente e vagamente dispotica della maestra mi scrollava dalle spalle gli ultimi residui di sogno.
Nessun commento:
Posta un commento