Ma evidentemente non è così, ci sono tantissime persone che dalle guerre traggono vantaggio, ad esempio di potere e dominio: politici, presidenti, sovrani, dittatori, e tutte le corti che seguono, certo la guerra sarebbe meglio vincerla, ma a volte basta anche solo farla, perché poi ci sono i vantaggi puramente economici: l'industria delle armi e tutti i suoi derivati, le imprese che si occuperanno della ricostruzione delle città (ricordiamo bene quelle disgustose risate post terremoto a L'Aquila…).
Si distrugge tutto per prepararsi a ricostruire tutto, in un loop perverso che chiamiamo progresso.
Poi c'è il popolo, che non ne trae vantaggio, anzi, non può che subirne le conseguenze, ma nonostante l’evidenza della situazione, non pensa mai di ribellarsi contro i potenti di turno, ma crede sempre alla narrazione che viene proposta, e allora si schiera, si incattivisce, odia, cerca un nemico, esalta la nazione, il colore della pelle, la religione; reagisce alle paure che gli vengono suggerite, vota ed elegge chi gliele suggerisce, ed è pronto al sacrificio per la patria.
È sempre una questione di confini, da casa mia a quella del vicino, tra i piccoli paesi, confini nelle stesse città, tra quartieri, confini nazionali, continentali, confini spaziali…
Bisogna piantare le bandiere, e dividere.
Confini e religioni, un Dio per tutti, ma il mio non è il tuo, i miei precetti contengono la verità, una verità inoppugnabile, per difendere la quale ci si predisporrà all’idea del combattere.
Tutti si dicono contro la guerra, ma poi tutti hanno una posizione da sostenere, ci si divide in parti anche da neutrali, si discute, sempre più animatamente, si manifesta per la pace, ma a ben vedere lo si farà sempre parteggiando per un contendente, spesso in maniera così decisa che sarà facile vedere in quella pace invocata la sconfitta del nemico.
“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti”
Aveva allora torto, Antonio Gramsci, nel suo scritto del 1917, Gli indifferenti, ad affermare che solo parteggiando, solo essendo partigiani, schierandosi apertamente, si può evitare l’indifferenza?
No.
Aveva ragione Gramsci ad affermare, con forza, questa idea, solo la partecipazione attiva può evitare il menefreghismo, e il conseguente campo libero per chiunque abbia intenzione di prendere il comando; un politico amerà vedere una popolazione indifferente, perché più facilmente manipolabile. Quindi sì, sono d’accordo con Gramsci, a patto che questo pensiero nobile e profondo non diventi alibi per schieramenti puramente ideologici; perché ci si può schierare per la pace, si può uscire dai luoghi comuni della polarizzazione del pensiero, ma per farlo credo fermamente che si debba mantenere la lucidità per capire che la politica e la religione non determinano obbligatoriamente il destino dei popoli, e quindi avere il coraggio di schierarsi per l'uomo, scevro da peccati originali, da dogmi, libero da bandiere, non più carne da cannone.
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