19 gennaio 2010

Velocità di paesaggi

Non è vilta la mia, non la chiamo fuga questa lontananza, è solo che non posso più stare fermo a guardare...
La stazione è un'esplosione di abbracci, baci, lacrime di gioia o di tristezza, ritorni e separazioni immersi nell'odore acre delle locomotive a vapore; moltitudini di gesti famigliari e distanti si susseguono senza soluzione di continuità, le parole si incrociano e si sovrappongono creando un linguaggio nuovo, sconosciuto, ed io lì in mezzo mi perdo e sono già un po' più distante, ed anche se sono ancora qui, fermo in una carrozza di un treno fermo nella stazione della mia città, sono già un po' più lontano dai tuoi occhi...
Riuscirò mai a dimenticarti?
Improbabile; e allora ho bisogno di chilometri, di distanza fisica, di velocità di paesaggi...se sarà inutile non lo so, ma sarà stato un tentativo, sarà stata vita che riprende a scorrere.
Si parte, senza remore e senza rimpianti, con in tasca un biglietto su cui c'è scritto oblio...

La locomotiva fila via rapida sui binari arroventati dall'attrito del ferro incandescente, il paesaggio fugge via veloce dai miei occhi fissi; apparentemente sempre uguale, marca, in modo indelebile, la distanza che ci separerà...

2 commenti:

Fata Morgana ha detto...

questa è vera...

effediemme ha detto...

...Più o meno sono tutte vere...