5 gennaio 2012

Ma ti sei accorto che stavo dormendo...


Lo squillo improvviso della suoneria del telefono non mi sorprende affatto, l’aspettavo; la scritta sul display numero privato non la considero nemmeno, so gia chi è.
- Ma ti sei accorto che stavo dormendo?
Fai schifo come chiunque altro -
La voce, metallica, filtrata dall’apparecchio telefonico.
-         Credevo fossi diverso, ma mi sbagliavo, sei come chiunque altro, anzi, sei peggio degli altri: con tutta quella messinscena della tua sensibilità, il tuo altruismo di facciata, mi avevi conquistata, credevo nella tua tanto sbandierata sincerità, sentivo che di te avrei potuto fidarmi, ed invece…-
Vuoto di comunicazione, silenzio.
I pensieri vorticano nella mia mente senza trovare una via d’uscita.
Allontano il ricevitore dall’orecchio, come se questo gesto riuscisse ad allontanare da me il peso della responsabilità.
- Ci sei?
Che succede, hai perso la voce?
Oppure non hai nulla da dire?-
Al contrario di quello che pensavo mi accorgo di non avere le idee così chiare riguardo ad un’eventuale risposta.
- Io qui come una scema che nonostante tutto cerca ancora di parlarti, di trovare una soluzione ai nostri problemi, e tu che invece non hai nulla da dire, stai attaccato a quel ricevitore quasi come se mi stessi facendo un favore…faresti meglio a richiudere…richiudi quel cazzo di telefono…-
Per un attimo penso di darle retta, un solo gesto per mettere fine a tutto questo, ma non c’è la faccio, non riesco a staccarmi, la sensazione che chiudendo quel telefono chiuderei tutto per sempre è troppo forte per lasciarmi libero d’agire, e pure continuo a non parlare.
Ora il silenzio si fa sentire anche all’altro capo, percepisco solo il caldo suono del suo respiro interrotto in maniera irregolare dai singulti di un pianto nervoso.
Vorrei fare lo stesso, sciogliermi in un pianto dirotto, liberatorio, ma non ci riesco, continuo a rimanere chiuso in un silenzio ebete, guardo dritto di fronte a me senza vedere nulla e rimango ostinatamente zitto.
-         Lo stai facendo di nuovo, è incredibile, te ne stai la zitto, con atteggiamento contrito, vorresti farmi credere che le parole non bastano per esprimere quello che provi, vorresti farmi credere che tutto questo silenzio è la perfetta espressione di un sentimento non esprimibile a parole; ed io qui a casa che passo lentamente ma inesorabilmente dalla rabbia alla comprensione fino ad arrivare a chiederti scusa, scusa, perché forse è vero, ho esagerato con tutta questa storia…ma stavolta no, non mi freghi, non mi lascerò più irretire dai tuoi trucchi da prestigiatore.-
Parlare ora, per dirle che il mio silenzio racchiude molte cose, ma non quelle che dice lei, dirle che sono assolutamente sincero nella mia confusione, non avrebbe avuto senso, quindi, puntualmente, l’ho fatto…
-         Il mio silenzio è frutto della vergogna che provo di fronte a quell’orribile gesto, e, ancor di più, dell’imbarazzo che mi provoca il tuo perdono completo ed incondizionato…-
Che il gesto in questione non fosse, per quanto eccessivo e fuori luogo, così tremendo, lo sapevamo entrambi, così come sapevamo che non rappresentava il senso di quella telefonata;
Ma la voce mi viene fuori d’istinto, con un tono che non conosco, quasi venisse su da profondità da me stesso inesplorate.
-         Benissimo, quindi mi stai dicendo che in fondo è colpa mia se adesso tu non riesci più a parlarmi, se non vuoi più vedermi…-.
Il tono sarcastico, che probabilmente cercava, non emerge affatto, sovrastato da un’evidente rabbia.
-         Non ho detto questo, e tu lo sai.
Le mie parole quasi non si sentono.
E sarebbe meglio non si sentissero per niente, tale è la loro assoluta inutilità.
Appoggio la cornetta e vado a versarmi un bicchiere di vino, a metà strada ci ripenso, torno indietro verso la cucina, e porto con me l’intera bottiglia; riprendo la cornetta e mi rimetto in ascolto.
Nel silenzio che ci riavvolge intravedo delle immagini, vedo lei felice insieme a me, la vedo sorridere, la vedo correre, la sogno bambina, la so donna; in tutto questo silenzio sento la sua voce che divertita mi prende in giro, l’ascolto cantare, arrabbiarsi, indignarsi, fare l’amore…
Nell’assordante silenzio che ora ci divide intravedo l’ombra, sempre più definita, del fallimento.

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