13 febbraio 2012

Centrocommerciale


Era uno di quei giorni che non offrivano e non chiedevano nulla.
Il cielo si presentava grigio, in una tonalità tendente al bianco, frutto di una nuvolaglia medio alta, abbastanza monotona a vedersi; non sembrava nebbia, non minacciava pioggia, se ne stava semplicemente li, ferma e pigra , a coprire il sole, a smorzare le ombre.

-Che canzone di merda- pensa aggirandosi tra le corsie affollate del mega/iper/mercato/centro commerciale/polifunzionale appena aperto in città, il decimo, se la memoria non lo inganna, aperto negli ultimi anni a “servizio” di un bacino d’utenza di non più di trecentomila persone.
Procede per i corridoi del centro a testa bassa, trascinandosi dietro uno di quei cestelli–trolley per le spese più ristrette; attraversa, con il suo atteggiamento di chiusura, le piazze tematiche che punteggiano, con la funzione di disimpegno, le intersezioni tra i vari settori, disimpegno solo apparente in realtà, poiché, sostando in esse, ci si ritrova circondati da una serie di Bar, pizzerie, gelaterie, pronti a rifocillarci dopo la fatica fatta a scendere e salire dalle scale mobili che collegano i diversi piani(questo centro commerciale si estende in altezza oltre che in ampiezza…) i negozi, ovviamente, continuano ad occhieggiare ammiccanti tutt’intorno e una serie di rappresentanti delle più svariate aziende commerciali fanno compagnia agli sfiniti clienti offrendo generosamente loro ogni sorta di leccornia da assaggiare e prodotti da sperimentare e offerte da vagliare…gentilezza e aspetto sempre gradevole di questi giovani ovviamente sono parte integrante dell’obiettivo ultimo affidato ad ognuno di essi: vendere qualcosa a qualcuno; le canzoni di merda, che poi non sono altro che musica commerciale presa direttamente dalle vette delle classifiche di vendita, servono a riempire gli spazi vuoti non colmabili con scaffali ed espositori, ti accompagnano dal parcheggio fin dentro la struttura dove, peraltro, incontrerai subito il negozio di musica pronto a venderti l’ultimo disco della pop-star che ti ha accompagnato fin ora: “che bella questa canzone, mi devo ricordare di passare dal negozio a cercare il disco”…et voilà, il gioco è fatto, ti hanno venduto anche l’aria…

Seduto su di una panchina in una delle piazzette con funzione di disimpegno che punteggiano i vari settori, senza considerare minimamente i rampanti venditori che la popolano, una domanda gli si ripropone continuamente senza che egli sappia trovare una risposta plausibile e soddisfacente: “perché continui a venire in questo centro commerciale; visto il tuo atteggiamento di aperto ostracismo nei confronti di questi sistemi di vendita, per quale motivo continui a frequentarli?”
La domanda, deve riconoscerlo, è più che legittima, e la risposta tarda a presentarsi, nascosta dietro alibi inconsistenti e a menzogne molto poco convincenti, del tipo: “il fatto è che è molto comodo, lascio la macchina nel grande parcheggio, e poi, in un solo posto, camminando sempre al coperto, posso acquistare qualsiasi bene mi occorra, compreso sfizi non di prima necessità…” …come se tutti i negozi del suo quartiere non fossero sufficienti a soddisfare i suoi nemmeno eccessivi bisogni; un’altra risposta, più o meno plausibile, la si potrebbe rintracciare in un suo antico bisogno di trovarsi in mezzo ad una folla di sconosciuti: ha sempre amato quella particolare solitudine che si prova stando in mezzo ad una moltitudine disinteressata alle sue azioni, ma per questo il grande centro commerciale non risulta più adatto di quanto non lo siano le vie affollate del centro o i verdi viali del parco cittadino…inizia a temere che l’unica risposta plausibile alla sua domanda sia da ricercare nel suo stesso carattere, ed in particolare in quello spirito contraddittorio che da sempre lo contraddistingue, facendolo passare il più delle volte, e spesso a ragione, come persona incoerente ed incapace di sostenere le propie idee…forse è proprio questa la risposta giusta; infatti, a lui, il centro- commerciale, più che dargli fastidio lo lascia indifferente: ne apprezza le comodità e ne detesta le esagerazioni, critica blandamente, anche in pubblico, quel sistema di commercio, salvo poi foraggiarlo con il suo stesso denaro…in definitiva può dire di odiare quel sistema massificato di vendita, quelle gigantesche costruzioni prefabbricate che divoravano senza sazietà interi pezzi di territorio e tutte le piccole attività commerciali ad esso legato, ma nello stesso tempo non può negare di apprezzarne gli ampi parcheggi, quella sensazione da mercato perenne che si può respirare frequentandoli, e, da non sottovalutare, le frequenti offerte su ogni genere di prodotti…certo odia  quelle canzoni di merda che fanno da sottofondo ad ogni passo, e ancor di più la loro reiterata ed assurda pretesa a restare aperti in ogni giorno dell’anno e, se potessero, a tutte le ore del giorno, perseguendo in questo modo il loro fine ultimo, da rintracciare, a suo avviso, nel passaggio successivo alla trasformazione del cittadino in consumatore, e cioè nella declinazione dell’essere consumatore in una nuova forma di cittadinanza…

Scese, usando la scala mobile, al parcheggio sotterraneo dove aveva posteggiato la sua auto, sistemò sul sedile anteriore le due buste della spesa con il marchio del centro-commerciale, ne aveva una moltitudine a casa, che riciclava nei modi più svariati, avviò il motore e risalendo una rampa elicoidale riaffiorò in superficie, dove un cielo grigio, di una tonalità tendente al bianco, frutto di una nuvolaglia medio alta, abbastanza monotona a vedersi, che non sembrava nebbia e non minacciava pioggia, ma se ne stava semplicemente li, ferma e pigra, a coprire il sole, a smorzare le ombre, lo accolse.

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