Era uno di quei
giorni che non offrivano e non chiedevano nulla.
Il cielo si presentava
grigio, in una tonalità tendente al bianco, frutto di una nuvolaglia medio
alta, abbastanza monotona a vedersi; non sembrava nebbia, non minacciava
pioggia, se ne stava semplicemente li, ferma e pigra , a coprire il sole, a
smorzare le ombre.
-Che canzone di
merda- pensa aggirandosi tra le corsie affollate del mega/iper/mercato/centro
commerciale/polifunzionale appena aperto in città, il decimo, se la memoria non
lo inganna, aperto negli ultimi anni a “servizio” di un bacino d’utenza di non
più di trecentomila persone.
Procede
per i corridoi del centro a testa bassa, trascinandosi dietro uno di quei
cestelli–trolley per le spese più ristrette; attraversa, con il suo atteggiamento
di chiusura, le piazze tematiche che punteggiano, con la funzione di
disimpegno, le intersezioni tra i vari settori, disimpegno solo apparente in
realtà, poiché, sostando in esse, ci si ritrova circondati da una serie di Bar,
pizzerie, gelaterie, pronti a rifocillarci dopo la fatica fatta a scendere e
salire dalle scale mobili che collegano i diversi piani(questo centro
commerciale si estende in altezza oltre che in ampiezza…) i negozi, ovviamente,
continuano ad occhieggiare ammiccanti tutt’intorno e una serie di
rappresentanti delle più svariate aziende commerciali fanno compagnia agli
sfiniti clienti offrendo generosamente loro ogni sorta di leccornia da
assaggiare e prodotti da sperimentare e offerte da vagliare…gentilezza e
aspetto sempre gradevole di questi giovani ovviamente sono parte integrante
dell’obiettivo ultimo affidato ad ognuno di essi: vendere qualcosa a qualcuno;
le canzoni di merda, che poi non sono altro che musica commerciale presa
direttamente dalle vette delle classifiche di vendita, servono a riempire gli
spazi vuoti non colmabili con scaffali ed espositori, ti accompagnano dal
parcheggio fin dentro la struttura dove, peraltro, incontrerai subito il
negozio di musica pronto a venderti l’ultimo disco della pop-star che ti ha accompagnato
fin ora: “che bella questa canzone, mi devo ricordare di passare dal negozio a
cercare il disco”…et voilà, il gioco è fatto, ti hanno venduto anche l’aria…
Seduto
su di una panchina in una delle piazzette con funzione di disimpegno che
punteggiano i vari settori, senza considerare minimamente i rampanti venditori
che la popolano, una domanda gli si ripropone continuamente senza che egli sappia
trovare una risposta plausibile e soddisfacente: “perché continui a venire in
questo centro commerciale; visto il tuo atteggiamento di aperto ostracismo nei
confronti di questi sistemi di vendita, per quale motivo continui a
frequentarli?”
La
domanda, deve riconoscerlo, è più che legittima, e la risposta tarda a
presentarsi, nascosta dietro alibi inconsistenti e a menzogne molto poco
convincenti, del tipo: “il fatto è che è molto comodo, lascio la macchina nel
grande parcheggio, e poi, in un solo posto, camminando sempre al coperto, posso
acquistare qualsiasi bene mi occorra, compreso sfizi non di prima necessità…” …come
se tutti i negozi del suo quartiere non fossero sufficienti a soddisfare i suoi
nemmeno eccessivi bisogni; un’altra risposta, più o meno plausibile, la si potrebbe
rintracciare in un suo antico bisogno di trovarsi in mezzo ad una folla di sconosciuti:
ha sempre amato quella particolare solitudine che si prova stando in mezzo ad
una moltitudine disinteressata alle sue azioni, ma per questo il grande centro
commerciale non risulta più adatto di quanto non lo siano le vie affollate del
centro o i verdi viali del parco cittadino…inizia a temere che l’unica risposta
plausibile alla sua domanda sia da ricercare nel suo stesso carattere, ed in
particolare in quello spirito contraddittorio che da sempre lo contraddistingue,
facendolo passare il più delle volte, e spesso a ragione, come persona
incoerente ed incapace di sostenere le propie idee…forse è proprio questa la
risposta giusta; infatti, a lui, il centro- commerciale, più che dargli
fastidio lo lascia indifferente: ne apprezza le comodità e ne detesta le
esagerazioni, critica blandamente, anche in pubblico, quel sistema di
commercio, salvo poi foraggiarlo con il suo stesso denaro…in definitiva può
dire di odiare quel sistema massificato di vendita, quelle gigantesche
costruzioni prefabbricate che divoravano senza sazietà interi pezzi di
territorio e tutte le piccole attività commerciali ad esso legato, ma nello
stesso tempo non può negare di apprezzarne gli ampi parcheggi, quella
sensazione da mercato perenne che si può respirare frequentandoli, e, da non
sottovalutare, le frequenti offerte su ogni genere di prodotti…certo odia quelle canzoni di merda che fanno da
sottofondo ad ogni passo, e ancor di più la loro reiterata ed assurda pretesa a
restare aperti in ogni giorno dell’anno e, se potessero, a tutte le ore del
giorno, perseguendo in questo modo il loro fine ultimo, da rintracciare, a suo
avviso, nel passaggio successivo alla trasformazione del cittadino in
consumatore, e cioè nella declinazione dell’essere
consumatore in una nuova forma di cittadinanza…
Scese,
usando la scala mobile, al parcheggio sotterraneo dove aveva posteggiato la sua
auto, sistemò sul sedile anteriore le due buste della spesa con il marchio del
centro-commerciale, ne aveva una moltitudine a casa, che riciclava nei modi più
svariati, avviò il motore e risalendo una rampa elicoidale riaffiorò in
superficie, dove un cielo grigio, di una tonalità tendente al bianco, frutto di
una nuvolaglia medio alta, abbastanza monotona a vedersi, che non sembrava
nebbia e non minacciava pioggia, ma se ne stava semplicemente li, ferma e
pigra, a coprire il sole, a smorzare le ombre, lo accolse.
Nessun commento:
Posta un commento