16 febbraio 2012

Equilibrio precario


Roma, lui e lei soli, una stanza d’albergo e la consapevolezza, di lui, di essere ad un passo dal paradiso in terra.
Sembrerà un’esagerazione, ed in termini di sana ragionevolezza senz’altro lo è, ma lui è preda di quel sentimento inspiegabile, schiavo di quell’insondabile stato dell’anima che in maniera del tutto superficiale pretendiamo di definire con una sola parola: Amore.
Quella che gli si presenta davanti è, secondo lui, l’occasione perfetta, il momento che da tanto tempo, pazientemente, ha atteso:
Un’autostrada diritta e libera sulla quale correre senza indugio verso la felicità; altra parola, quest’ultima, che siamo soliti usare per descrivere universi sconosciuti.
Il paradiso in terra lei, invece, l’ha già trovato, ed anche in questo caso non è giusto parlare di un’esagerazione. Usando ancora una parola stracarica di significati altrimenti del tutto inesplicabili potremmo dire che in lui, lei, identifica il sentimento più importante tra quelli contemplati dalla sua sensibilità: l’amicizia.
L’amicizia esclusiva e disinteressata.
Il loro rapporto era tra i più intensi che si possano immaginare, una sorta di empatia li teneva uniti anche quando si trovavano l’uno lontano dall’altra, la loro conversazione s’interessava di qualsiasi argomento lasciandoli spesso in contrapposizione, questo rendeva decisamente meno noiosi i lori lunghi incontri serali o le interminabili telefonate; erano una coppia perfetta, non c’è che dire, l’unico appunto possibile alla mia affermazione è che non erano affatto una coppia, almeno non nel senso tradizionale del termine, non lo erano mai stata: non erano sposati, non erano fidanzati, non dichiaravano in giro di stare insieme e, cosa che alla lunga, come vedremo, deteriorò non poco il loro equilibrio, non facevano l’amore.
Lei l’amore con lui l’avrebbe anche fatto, ma era convinta che la natura speciale della loro amicizia ne sarebbe uscita compromessa, aveva capito, infatti, fin quasi dal primo momento, che l’amicizia ,da parte di lui, era molto incline a diventare amore e non faceva fatica ad immaginare che un loro rapporto sessuale, agli occhi di lui, sarebbe facilmente diventato la chiave per arrivare al suo cuore; sentiva che nel momento in cui fossero andati a letto la loro amicizia sarebbe stata esposta ad un pericolo esiziale.
Sembra una scusa, vero?
Anche piuttosto banale nella sua classicità: non andiamo a letto per non rovinare la nostra amicizia…
Quello che posso dire, però, avendo conosciuto queste due persone nel periodo in questione, è che molto probabilmente il pensiero di lei era onesto e sincero; così come onesto e sincero era quello di lui, anche se offuscato dall’accettazione di un’amicizia che come abbiamo gia avuto modo di dire avrebbe voluto fosse amore.
Ah, dimenticavo, qual è il pensiero di lui su questa storia del fare l’amore?
Beh, che dire, - Roma, lui e lei soli, una stanza d’albergo e la consapevolezza, di lui, di essere ad un passo dal Paradiso in terra -  questo pensiero da solo potrebbe bastare ad illuminarci sull’idea che lui aveva al riguardo di questa storia del sesso; ma non è così semplice, perché le loro idee al riguardo, in realtà, non erano poi così differenti, anzi, finivano spesso per convergere, seguendo magari percorsi opposti, ma che li riportavano sempre ,o quasi, su sentieri comuni ed a loro famigliari.
Il punto è che lui doveva il più possibile nascondere(mai a sufficienza) la fortissima attrazione sessuale che nutriva nei confronti di lei: ogni parte del corpo di quella donna era per lui una regione dell’universo e il desiderio di possederla non era affatto più debole dei sentimenti del cuore; ma doveva, evidentemente, provvedere da solo a spegnere i suoi bollenti spiriti, troppo alto era il rischio di essere rifiutato, troppo grande il pericolo di perdere tutto; così si accontentava di sentire il suo profumo, di sfiorarle la pelle, i capelli, gli bastava sognarla, e, soprattutto, gli bastava passare del tempo in sua compagnia, cosa che, in effetti, accadeva regolarmente.
In sintesi, lui non cercava nemmeno di fare l’amore con lei, per preservare, questo il convincimento che si era fatto, quell’amicizia speciale che li univa, ma sentiva, allo stesso tempo, che questa rinuncia lo avrebbe privato definitivamente dell’amore sognato, e non era nemmeno certo di poter reggere ancora a lungo con quell’atteggiamento che, in fin dei conti, era fasullo; lei ci sarebbe andata a letto senza problemi, non considerando il sesso come elemento determinante nei rapporti interpersonali, ma sentiva chiaramente che per lui non era lo stesso e il fatto che non ne parlassero poi molto, anzi quasi per niente, la tranquillizzava e le faceva pensare che il loro rapporto avesse ormai trovato un punto di stabile equilibrio…
Di equilibrio in realtà ne avevano ben poco, anzi, a dirla tutta, erano quasi sempre squilibrati, da una parte o dall’altra, non ha importanza, quello che costantemente si verificava era una perdita di proporzioni, deragliamenti quotidiani fatti di lancinanti paranoie e spericolati sogni, solitudini condivise, tradimenti, (non in senso “classico”, abbiamo detto che non erano una coppia) attese, rancori, bugie - le più clamorose quelle che riguardavano la loro totale onestà reciproca - , liti, tregue e repentine riappacificazioni, tutto in realtà in loro era all’insegna della non linearità, la stranezza del loro rapporto lasciava piuttosto spiazzati i loro conoscenti e, per quanto li riguarda, credo di poter affermare che traessero una specie di contorto piacere nel sapersi protagonisti di quel loro curioso menage. 


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