13 aprile 2012

Una filosofia come un'altra


Le luci del corso centrale, calde e rassicuranti, inondavano d’oro tutte le cose e le persone presenti in quel momento in quel preciso posto, compreso me: le antiche facciate dei palazzi storici, quelle più moderne dei palazzi che storici dovevano ancora diventarlo, le chiome degli alberi con le foglie ingiallite dall’Autunno inoltrato (che prima d’arrendersi alla stagione avanzata assumono sempre il colore del fuoco, ondeggiando orgogliosi le loro chiome fiammeggianti prima di ritrovarsi scheletrici a guardia del viale), l’imponente facciata della cattedrale che si staglia solenne a chiusura della prospettiva; tutto, inondato da questa magica luce, assume il caldo tono dei colori autunnali, richiamando alla mente il calore e gli odori delle calde ed accoglienti mura domestiche, pronte a riabbracciarci tra le loro rassicuranti pareti alla fine di una dura giornata di lavoro, poi mi viene da pensare al sapore delle castagne, al gusto acerbo del vino novello, alla calda consistenza della lana, ai cappotti di bella fattura mai indossati, alle luci colorate ed intermittenti del Natale, al profumo delle librerie, a quello, non meno stimolante, delle panetterie, ai primi fiocchi di neve, alle corse nel parco, ai bagni caldi con candele profumate, all’odore della legna da ardere e del fumo dei camini accesi, allo scrosciare delle piogge, agli ombrelli aperti, a quelli chiusi ma sempre a portata di mano…l’oro si espande anche sui marciapiedi, infatti, una spessa coltre di foglie morte riposa colorata sullo scuro selciato di porfido, scricchiolando senza posa al passaggio dei pedoni: ecco il passo agile di un paio di scarpe da ginnastica, quello elegante di mocassini stringati, il passo sensuale e un po’ dispotico di tacchi vertiginosi, quello felpato di leggere polacchine, quello pesante di scarpe da lavoro…un andirivieni continuo di umanità in movimento.
La zona che mi sono scelto è di gran lusso: il miglior bar della città è proprio qui di fronte, pasticceria sopraffina e dal tardo pomeriggio aperitivi a profusione; alla mia destra c’è l’ingresso del teatro lirico, quello principale ovviamente è frequentato solo la sera, quando il cartellone prevede repliche, mentre quello per gli artisti è costantemente usato nei lunghi pomeriggi di prove; fra poco ci sarà l’inaugurazione della nuova stagione, ed in queste serate il foyer si presenta particolarmente scintillante, popolato da tutta l’aristocrazia della città, insieme a tutta la classe dirigente e, facile da riconoscere per l’evidente ostentazione, tutta quella fascia di imprenditori arricchiti (a volte) troppo velocemente, pseudo intellettuali da talk show e presenzialisti di professione…costretti dall’arroganza di questi nuovi barbari i veri appassionati di musica rischiano spesso di rimanere senza biglietti, anche se avranno modo di rifarsi durante la stagione e avranno comunque sempre a disposizione i posti del loggione, troppo in alto e troppo nascosti per allettare i nostri amici barbari…Una serie di negozi fa bella mostra delle merci in lussuose e fantasiose vetrine, sono tutte boutique, anche la salumeria giù all’angolo è una boutique; i residenti sono pochi, perché, in realtà, gli appartamenti che si affacciano lungo il corso sono quasi tutti occupati da prestigiosi professionisti: studi legali e commercialisti su tutti, poi architetti e pubblicitari, centri benessere, solarium e stimati dottori in medicina; insomma, i migliori in ogni settore esercitano in questa zona, le famiglie residenti occupano, per lo più, gli attici ed i superattici che dominano dall’alto il lungo viale. Accaparrarmi questo posto, in effetti, non è stato facile, ho dovuto sgomitare non poco, ma la perseveranza, alla fine, mi ha premiato, e quindi eccomi qua, in prima linea, parte integrante del salotto buono di questa splendida città. Tutto questo parlare, ed ora che ci penso, non mi sono nemmeno presentato: il mio nome è Gregorio, il cognome non lo uso più, qualche anno fa mi sono brillantemente laureato in filosofia presso la prestigiosa università di questa stessa città, le prospettive che mi si presentavano davanti erano rosee, le strade sostanzialmente tutte aperte; fu in quel periodo che completai la maturazione di un pensiero, di un’idea, che da tempo accompagnava le mie riflessioni più profonde, e così, un bel giorno, decisi, coraggiosamente o insensatamente, dipende dai punti di vista, di abbracciare un nuovo stile di vita: donai tutti i miei risparmi ad un’associazione benefica, regalai la mia auto al mio migliore amico, lasciai la mia fidanzata, salutai i miei genitori, presi con me solo lo stretto indispensabile per iniziare quell’avventura e, quindi, accompagnato dall’inseparabile Schopenhauer, il mio amico a quattro zampe, presi la strada senza alcuna direzione…ed oggi eccomi qua, seduto ai margini del marciapiede, il cane accucciato al mio fianco, la chitarra a tracolla, suono per il piacere di farlo e per quello di chi mi vuole ascoltare, un cappello rovesciato sottolinea con metallici tintinnii l’apprezzamento di chi si ferma per qualche attimo ad ascoltarmi, oppure la semplice compassione di cuori caritatevoli, la maggioranza delle persone, in effetti, tira dritto senza nemmeno abbassare lo sguardo verso di me, non sospettando che un semplice sorriso può avere il valore di dieci monete. Quando arriva la sera ed il flusso di persone diminuisce drasticamente, raccolgo le mie cose, e pian piano raggiungo i locali della stazione centrale, dove troverò un pasto caldo, ed un posto sicuro per dormire…la mattina seguente riprenderò a mendicare il pane suonando la mia musica, libero di riprendere la strada in qualsiasi momento.

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