29 dicembre 2012

Sul ponte del mare



Parcheggio la macchina nel primo posto vuoto che mi capita, senza troppa cura, lasciandola mezza storta, senza perder tempo in ulteriori manovre; scendo in tutta fretta, probabilmente dimentico anche di chiuderla, faccio pochi metri e, di colpo, la solitudine pensierosa che mi accompagnava nel viaggio in macchina si stempera nella moltitudine chiassosa del giorno di festa in centro città, i pensieri non scompaiono, ma è come se si mescolassero a quelli della gente che mi circonda, una sorta di empatia devia il corso delle mie riflessioni in mille rivoli, aumentando il senso di confusione che mi ha guidato fin qui, così mi rispecchio nelle facce un po’ tristi e un po’ allegre, distratte o assorte, che come me camminano seguendo il marciapiede, che si muove sinuoso ed affollato, fino a sfociare in una piazza dominata da una grande fontana; faccio uno sforzo, richiamo me stesso, inizio a cercarti, passeggio e cerco in ogni minimo dettaglio qualcosa che sappia di te: un paio di stivali, un cappotto, un profumo, il colore dei capelli, tutto in realtà sembra parlarmi di te, tutto e niente.
 Percorro il ponte pedonale che attraversa il porto-canale e la mia attenzione oltre che dai volti delle persone è ora attratta dalla spettacolare immagine della città che si gode da quassù, riconosco i palazzi, i campanili, le vie, che, però, allo stesso tempo, mostrano di essi un aspetto inconsueto, nuovo, regalandomi prospettive inedite ad ogni sguardo…
Pochi metri e mi troverò alla sommità del ponte, ancora nessuna traccia di te, anche se la tua immagine è costantemente nei miei occhi.
In cima al ponte, nella sua parte più alta, un gruppo di ragazzi suona una bella musica con strumenti arrangiati e vestiti sgualciti: mi si apre il cuore, perché ricordo perfettamente che queste sono il genere di cose che ti piacciono, ci saremmo sicuramente fermati ad ascoltarli e poi li avremmo conosciuti, saremmo rimasti a chiacchierare e magari a bere del vino insieme, perciò mi fermo, rimango per un po’ nel capannello di gente ferma ad ascoltarli, mi giro intorno per cercarti, ma non ci sei, e la musica pian piano sfuma in un’accozzaglia di note indistinte.
Proseguo la mia passeggiata.
Quella che mi si presenta davanti è la parte discendente del ponte, ho ormai superato il canale d’acqua e mi dirigo verso la parte sud della città. Cammino sempre in un flusso incessante di persone, le scruto tutte con discrezione, cercando di mantenere un atteggiamento il più possibile distaccato ed indifferente, molto probabilmente senza riuscirci.
Percorro gli ultimi metri del ponte in maniera molto lenta, consapevole che abbandonarlo significa abbandonare anche te, o, almeno, l’idea ti ritrovarti oggi, in questo posto; in realtà ho da ripercorrere tutto il tragitto a ritroso, e quindi ancora diversi minuti di cammino e tante persone da incrociare.
Dopo essermi dilungato per qualche metro nel quartiere sud, inverto il percorso e punto di nuovo deciso verso l’altra sponda, ricomincio la salita,
ricomincio l’attesa, la ricerca. Incontro un giovane appoggiato ad una balaustra, è solo, in evidente attesa di qualcuno, l’ansia, il desiderio, la speranza, l’impazienza, sono tutti sentimenti che traspaiono palesi dalle sue espressioni che cercano, invano, di dissimularli; mi fermo a pochi passi da lui, lo guardo ed è come guardarmi in uno specchio, immagino di trasmettere lo stesso senso di smarrimento…mi appoggio anch’io alla balaustra, guardando però in direzione opposta, cioè fuori, verso il canale, ma furtivamente continuo a scrutare le espressioni di quell’uomo in attesa, e, d’un tratto, vedo dipingersi sul suo viso un gigantesco sorriso, lo vedo raddrizzarsi in tutta fretta, sento la voce di una donna, mi giro, e li vedo abbracciati, rimangono li, immobili, l’uno nelle braccia dell’altra per pochi secondi, poi se ne vanno, sento ancora le loro risate a diversi metri di distanza.
Sono di nuovo totalmente solo, rimango in quel punto ad osservare il canale sotto i miei piedi, alcune idee affollano confusamente la mia mente, le ricaccio indietro con determinazione, alzo lo sguardo, spostandolo dall’angusto canale al mare aperto, verso l’orizzonte, l’aria fredda proveniente da nord che sferza tutto il litorale e che, finora, non avevo praticamente considerato, mi aiuta a respirare, poi, improvvisamente, non so dire per quale motivo, mi viene da ridere, riprendo la mia camminata, stavolta con passo deciso e svelto, percorro, velocemente, la seconda parte del ponte, senza quasi più guardare in faccia le persone, smettendo di cercare, tiro dritto davanti alla fontana, ripercorro il sinuoso marciapiedi che mi riconduce davanti alla macchina parcheggiata di fretta, in maniera approssimativa, senza perder tempo in ulteriori manovre; sul parabrezza trovo un foglio di carta con lo stemma del comune, ed a quel punto il sorriso che era ricomparso sul mio viso si tramuta in una vera e propia risata: è una multa!
Tolgo il verbale dal parabrezza, rientro in macchina, l’accendo e sono pronto ad andare via velocemente, quando l’ombra di una persona invade il ristretto spazio dell’abitacolo e, nello stesso tempo, sento bussare sul finestrino...mi giro, e la vedo, bellissima e sorridente, mentre sento la sua voce che mi dice: “scusa il ritardo…”

4 commenti:

Fata Morgana ha detto...

ciao...rieccomi...sento di nuovo il bisogno di scrivere...anche tu vai e vieni...

Fata Morgana ha detto...

belle le tue immagini...mi riempi gli occhi...

effediemme ha detto...

è vero, probabilmente quest'andirivieni definisce abbastanza bene il mio carattere incostante...

Fata Morgana ha detto...

ah, se ne so qualcosa....