Luglio, torrido, ammanta di nebbia rovente l’intera città.
Una cappa d’umidità avvolge tutte le cose, soffocandole.
Il caldo rallenta i movimenti ed amplifica le sensazioni, gli odori dei corpi sudati si mischiano ai deodoranti ed ai profumi; dalle finestre aperte non entra un filo d’aria e quella che circola all’interno ristagna, tossica, appesantita dagli scarichi del traffico cittadino.
La ripetitività del lavoro di certo non aiuta a combattere l’anticiclone africano, la noia delle lettere da protocollare, timbri, classificazioni…per non parlare del dozzinale umorismo da caserma delle mie due colleghe, tanto volgari nelle loro battute quanto nel loro aspetto: se ne vanno in giro con i loro grossi seni quasi al vento, su tacchi vertiginosi che sostengono a stento i loro possenti polpacci, il trucco, sempre troppo pesante e mal distribuito, le fa assomigliare a bizzarre maschere. Spesso le sorprendo a confabulare, chissà poi perché, alle mie spalle: bisbigliano e sghignazzano, lanciandomi occhiate di sottecchi, intendono sbeffeggiarmi o forse, ancora peggio, cercano di corteggiarmi…in questo caso dovrei interpretare il loro atteggiamento come seduttivo…se solo fossi mai stato capace di farlo, di capire quello che vogliono dire le donne con i loro atteggiamenti…
Faccio finta di nulla e cerco di riportare l’attenzione sul lavoro da fare, impresa difficile, il caldo opprimente non lascia ampi margini di concentrazione, in più il pensiero, anarchico e bizzarro, continua a spostare il mio interesse sui grossi seni delle due fastidiose colleghe, provo a distogliermi cercando di visualizzare nella mente immagini diverse: donne ideali, canzoni, cose da fare…ma diventa sempre più difficile, ormai sono nel mezzo di un processo difficilmente reversibile, le due donne sono li davanti a me, non riesco a distogliere lo sguardo da loro, ed il loro abbigliamento succinto basta ed avanza a farmele vedere completamente nude…abbasso la testa sulla scrivania, m’ingobbisco sul lavoro, piccole gocce cadono ad una ad una, sempre più frequenti, sulle carte che stanno a pochi centimetri dal mio naso: è sudore, copioso, scende dalla mia fronte rovente, mi asciugo con un veloce gesto del braccio, cerco di tenere lo sguardo basso, ma non posso fare a meno di ascoltare i risolini di scherno delle due, si prendono gioco di me, della mia timidezza, forse non immaginano neanche di essere più o meno il contrario della mia donna ideale…eppure sembra che il mio stesso cervello ignori quest’informazione, continuando ad inviare segnali inequivocabili ai centri nervosi, che ignari delle mie paturnie fanno il loro dovere, pompando forsennatamente sangue verso le zone mediane del corpo; è un attimo, ma decisivo, comprendo di non avere altre alternative da quella che per prima mi è balenata in mente. Mi alzo con aria indifferente e mi dirigo verso i bagni.
Le due continuano a guardarmi e adesso i loro irritanti risolini si fanno più smaccati, quasi non riuscissero a trattenersi, mi guardo intorno, mi guardo addosso e mi rendo conto: i pantaloni fin troppo attillati che indosso oggi evidenziano molto bene il motivo per cui mi sto dirigendo in bagno…questa volta non posso dare torto alle due streghe, il mio aspetto deve risultare piuttosto buffo, per non parlare dell’espressione del mio viso, confusa dalla stratificazione di troppi pensieri in disordine e contratta da un esigenza fisiologica ormai difficilmente rimandabile; preda di queste paranoie mi chiudo alle spalle la porta del bagno, giro la chiave nella serratura e finalmente sono solo, respiro a fondo l’aria fresca nella piccola stanza buia, mi godo un attimo il silenzio che mi circonda e poi, con pochi, semplici gesti, concentro tutti i pensieri in un unico grande atto d’amore.
Una leggera, quasi impercettibile, brezza, mi accoglie all’uscita dal bagno; le mie due colleghe si sventolano accaldate come pochi minuti prima, ma a me risulta evidente una variazione di temperatura, tanto evidente che ora riesco a guardarle con occhi diversi, ed al posto del muto fastidio di prima, provo, nei loro confronti, quasi un senso di riconoscenza, di simpatia, che esprimo con larghi sorrisi; la cosa le lascia spiazzate, mi guardano senza capire e, addirittura, tutta la situazione sembra ora completamente ribaltata rispetto a poco prima. Incurante dell’aria mefitica che ristagna sulla città, mi affaccio alla finestra e respiro a pieni polmoni, un refolo d’aria fresca, come giunto dal nulla, mi accarezza il viso, mi giro soddisfatto e rinfrancato mentre dalla radio la voce di uno speaker legge le previsioni del tempo: annuncia l’imminente cedimento dell’anticiclone Africano, grazie all’arrivo di una perturbazione da Nord che porterà con se temporali diffusi ed una generale diminuzione delle temperature.
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