15 agosto 2012

Io e le feste comandate


Alle feste comandate mi capita, da sempre, di essere sopraffatto da sentimenti di vaga malinconia. Anno dopo anno, festa dopo festa, ho sempre pensato che il fenomeno fosse dovuto a qualche circostanza particolare, uno stato d’animo preesistente che solo per pura casualità si sovrappone alla serena spensieratezza che dovrebbe contrassegnare quelle giornate speciali del calendario, ma più l’esperienza si ripete, e più mi rendo conto che quella  tristezza che mi pervade puntuale ad ogni Natale, Pasqua o compleanno che sia, è da ricollegare alla giornata festiva in se e non a qualche mia vicessitudine; l’esperienza non mente: ho ricordo di giornate festive passate all’insegna di un’allegra spensieratezza che mai avrei potuto immaginare alla luce dei problemi personali che mi accompagnavano, e, al contrario, sono ben vivi nella mia memoria terribili pomeriggi(i pomeriggi spesso rappresentano il clou di queste esperienze) passati all’insegna di uno stato d’animo più vicino all’ansia che alla tristezza, sentimenti nati dal nulla, completamente immotivati, depressioni che se ne vanno altrettanto velocemente di come sono arrivate, dando spazio, con il passar delle ore, a sensazioni di ritrovata leggerezza e, spesso, quando la giornata volge al termine, anche a vera e propia euforia…Il confronto con altre persone ed anche l’esperienza letteraria e cinematografica mi insegnano che questi miei sentimenti sono ben lungi dall’essere originali, anzi, la depressione indotta dalle feste comandate pare essere così diffusa da assurgere quasi a luogo comune, me ne rendo perfettamente conto, ma ciò non di meno è quello che provo e credo di poterci fare ben poco, se non cercare di stare con persone che mi piacciono, in piccoli spazi protetti, anestetizzando il tutto con cospicue dosi di alcol.

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