Sono commoventi i
modi in cui cerchiamo di ordinare il caos di pensieri ancestrali che popolano
il nostro inconscio: una lotta continua.
E’ commovente
l’affanno, che ci procura la consapevolezza di non dover perdere il controllo -
al costo di azzerarli i pensieri – o comunque di appiattirli sulla frequenza di
un unico pensiero comune, che non possa destabilizzare lo status quo, che non
intacchi il nostro equilibrio, le nostre certezze acquisite, che non intralci
il nostro desiderio di affermazione sociale. E’ commovente vedere in quanti
modi diversi tutto quest’affanno è destinato in ogni modo a produrre dei
fallimenti, più catastrofici quanto più basso è il grado di consapevolezza che
riusciamo ad esprimere, devastanti, quando ad un’ingenua inconsapevolezza si
sostituisce il rifiuto coatto di considerare il caos come parte imprescindibile
del nostro essere, quel disordine originario senza il quale nessun mondo
avrebbe mai potuto esprimere una qualsiasi forma di ordine.
Le nuvole, grigie,
pesanti, rendono queste ore pomeridiane simili alla notte. La pioggia,
incessante, s’abbatte, rumorosa e monotona, sulla finestra del soggiorno; che
però è caldo ed accogliente, immerso nel tepore generato dalla vecchia stufa a
legna. Il libro che tengo tra le mani è poco più che l’oggetto di una posa, ne
leggo qualche riga senza riuscire a focalizzare l’attenzione sulla trama, sono
solo le singole parole ad accendere il mio interesse, schegge di sintassi che
sferzano il mio stato catatonico trasportandomi in universi paralleli e
lasciando il mio corpo in un apparente stato vegetativo: seduto sulla mia
poltrona preferita, quella da lettura, lo sguardo fisso davanti a me, privo di
un focus centrale, il grosso libro sulle ginocchia, aperto alla pagina
milleezerozerocinque.
La felicità è
spaventosa; una condizione di spirito così perfetta da non poter prevedere che
ricadute, cedimenti, la non perfezionabilità, è quanto di più vicino ci sia al
suo contrario: all’infelicità, all’insoddisfazione, al raggiungimento di uno
scopo e, di conseguenza, alla cessazione della ricerca, all’appagamento. La
felicità in realtà, forse, non esiste, è un sentimento che nega se stesso,
rincorrendosi, testardo, senza soluzione di continuità.
Ed è, probabilmente,
proprio nella ricerca che possiamo identificare quello strano e sfuggente senso
di appagante soddisfazione che arriviamo, talvolta, a chiamare felicità.
4 commenti:
sinceramente ho immagini nella mente... mi mettono malinconia... ma secondo me è che sono io un po' giù di tono...
ti bacio
ma che fine hai fatto?
tutto bene?
Oscillo tra reale e virtuale senza soluzione di continuità :-)
e mi svanisci!?!?!
io mi preoccupo!
:*
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